La Formazione dei lavoratori

LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI NEL MONDO DELLO SPORT E DELLO SPETTACOLO

La classificazione dei lavoratori dello spettacolo e dello sport è stata regolamentata in Italia da sempre.
La classificazione iniziale ha subito numerose integrazioni e modifiche dovute essenzialmente alla necessità avvertita dalle istituzioni di inseguire (e non di anticipare o di comprendere) le continue trasformazioni e Ie modificazioni che sia il mercato del lavoro sia l’industria e gli stessi processi produttivi di settore sono andati producendo nel corso degli anni. Lo spettacolo, lo sport e l’intrattenimento infatti, oltre ad essersi trasformati da attività più o meno estemporanee in vere e proprie industrie nel corso degli anni, hanno prodotto e vanno producendo scenari economici e lavorativi in continua e rapida ridefinizione, provocati essenzialmente da alcune specifiche caratteristiche del settore, quali la riconfigurazione delle professionalità, ovvero il continuo evolversi e trasformarsi delle funzioni lavorative all’interno dei settori, l’elasticità dei rapporti professionali, ovvero il trasformarsi delle relazioni di lavoro e della formalizzazione contrattuale, una vasta intersettorialità professionale, o ancora la convergenza di professionalità molteplici all’interno dei nuovi ambiti produttivi o il sorgere di nuovi scenari, come la nascita di nuove professionalità generate dal radicarsi dei settori più innovativi.

imageÈ in generale percepibile nel settore dello spettacolo, così come avvenuto nel settore sportivo in maniera più decisa grazie alla intercessione delle Federazioni nazionali, una sorta di effetto espansione dei contorni professionali, che prelude ad una necessaria riconfigurazione del’organizzazione, della ottimizzazione e della filosofia stessa del lavoro e della formazione professionale. Come detto, un altro ambito che nel corso del tempo ha presentato le stesse caratteristiche di indeterminazione è lo Sport, che ha spostato la propria naturale vocazione settoriale dalla semplice attività fisica verso l’estetica, il benessere, l’alimentazione e la tecnologia. In risposta al complesso di questi fenomeni le istituzioni e gli enti previdenziali, attraverso numerose disposizioni normative, hanno tentato di integrare le carenze che con il corso del tempo andavano emergendo, fino ad arrivare ad una classificazione per macroaree che distingue i lavoratori dello sport dai lavoratori dello spettacolo con competenze artistiche o organizzativo dirigenziali e dagli altri lavoratori, impiegati e addetti con altre mansioni.

Eppure al di là di meticolosi tentativi di integrazione della normativa, ciò che emerge è la necessità di un ripensamento complessivo dei criteri di classificazione, mirante a stabilire le professionalità e quindi i parametri di tutela non in funzione delle mansioni svolte ma in funzione dei settori di appartenenza. Questo modello di oggettivizzazione della tutela, oltre a semplificare enormemente la normativa porterebbe con sé alcuni vantaggi, come comprendere nella classificazione tutti coloro che svolgono un tipo di attività indipendentemente dalla relazione di lavoro che intrattengono ovvero di consentire un inserimento automatico di nuove categorie di lavoratori all’interno dei settori di appartenenza. La danza sportiva rappresenta, in merito, un esempio emblematico nella storia recente della ridiscussione dei limiti professionali e degli ambiti di applicazione di un settore culturale, la coreutica, che nel corso del tempo ha ampliato i propri confini fino ad intersecarsi indissolubilmente con lo Sport, con lo Spettacolo e con il mondo della formazione.

dimicheleUn nuovo ed efficace modo di interpretare i settori dello spettacolo e della Arti, della Cultura e dello Sport, orientato principalmente a ridisegnare lo scenario del mondo del lavoro secondo una logica moderna, funzionale e dinamica anzichè obsoleta, classificatoria e statica, in cui un lavoratore sia definito non soltanto secondo Ie caratteristiche proprie e specifiche della sua professione ma piuttosto facendo riferimento al ruolo ed alla funzione che egli svolge all’interno dell’area di riferimento nella quale la sua professione si inscrive. Occorre sfruttare Ie sollecitazioni che in ambito lavorativo il mondo delle spettacolo e della Cultura hanno prodotto in questi anni per riflettere sulla rivoluzione a cui la concezione stessa del lavoro in generale si è verificata anche in Italia dove, da sempre del resto, le industrie dello Spettacolo, della Cultura e dell’Arte non sono caratterizzate dalla realizzazione di prodotti in serie, ma spesso conservano ancora, anche ai massimi livelli ed in organizzazioni complesse, una vocazione e un approccio di tipo artigianale. Queste caratteristiche, insieme a molte altre, si ripercuotono sulle relazioni professionali che sia i soggetti sia gli operatori dello spettacolo intrattengono fra loro, determinando una esigenza di nuove soluzioni formali, di nuova formazione certificata e di nuovi vincoli contrattuali che in molti casi rappresentano gli scenari lavoristici del domani.

Il problema della Formazione, della certificazione e della creazione di nuovi albi professionali e, non ultimo, il problema dell’inserimento lavorativo rappresentano per il nostro Paese una triste realtà in quanto, rispetto ad altre realtà in cui l’istruzione è fortemente permeata di pragmatismo e riesce a dare le giuste risposte alle dinamiche ed alle evoluzioni dei mercati e dei settori, in Italia si dedica ancora grande spazio a forme educative generaliste e non specialistiche. I più recenti orientamenti economici, culturali e istituzionali impongono oggi e richiederanno sempre in questo ambito più figure di artisti, operatori e manager culturali complessi, in grado di esprimere sensibilità e conoscenza nella Cultura e al tempo stesso di governare processi di gestione tecnologica, finanziaria e di promozione.